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2002, wu ming
cary grant, ironico ed elegante, si muove nell’europa della guerra fredda tra ex partigiani, contrabbandieri, spie e capi distato. A hollywood, prima di imbarcarsi per l’europa, è al telefono con alfred e avanza molte riserve sulla proposta di ialfred perché nterpreti un film con una certa bionda di nome grace kelly.
interview
2007, steve buscemi
attore dei fratelli coen, ironico, cinico, stralunato, è poco credibile nei panni di un giornalista politico che parla, parla parla…di conseguenza anche il film – bellissima sienna miller, bellissimo il loft a new york – è poco credibile.
l’ultima missione
2008, olivier marchal
daniel auteuil è affascinante anche in questa veste cupa e tragica, ma se UN film ha bisogno di sviluppare almeno QUATTRO storie, di esasperare i personaggi (tutti brutti, cattivi, corrotti), le situazioni, i colori e le luci…qualche cosa non ha funzionato.
tutto su mia madre
1999, pedro almodòvar
l’allegria, l’ironia, il dramma, lo struggimento che almodòvar racconta nei suoi film sono così coinvolgenti perché le sue donne sono vere, mai macchiette o parodie.
la caccia
1966, arthur penn
un grande marlon brando si erge, con la sua dignità, a difendere un giovane robert redford dal razzismo, dall’ipocrisia e dalla grettezza. Una grande america quella che sa raccontare i suoi drammi e le sue colpe.
the big lebowski
the dude lebowsky
1998, joel coen
geniale, mitico: il grande jeff bridges – the dude – supera tutte le sue pur grandi interpretazioni.






