non chiamatela guerra
2008, luca del re

la guerra tra libano e israele del luglio 2006, raccontata da un inviato che testimonia i fatti drammatici con la rabbia di un ebreo che si sente tradito dal suo paese. Alla fine della guerra, durata poco più di un mese, tra le circa 200 vttime c’è uri grossmann, il figlio di david grossmann.
fiume sand creek
fabrizio de andré
Si son presi il nostro cuore sotto una
coperta scura
sotto una luna morta piccola dormivamo
senza paura
fu un generale di vent’anni
occhi turchini e giacca uguale
fu un generale di vent’anni
figlio d’un temporale
C’è un dollaro d’argento sul fondo del
Sand Creek
I nostri guerrieri troppo lontani sulla pista
del bisonte
e quella musica distante diventò sempre
più forte
chiusi gli occhi per tre volte
mi ritrovai ancora lì
chiesi a mio nonno è solo un sogno
mio nonno disse sì
A volte i pesci cantano sul fondo del
Sand Creek
Sognai talmente forte che mi uscì il
sangue dal naso
il lampo in un orecchio nell’altro il
paradiso
le lacrime più piccole
le lacrime più grosse
quando l’albero della neve
fiorì di stelle rosse
Ora i bambini dormono sul letto del
Sand Creek
Quando il sole alzò la testa tra le spalle
della notte
c’erano sono cani e fumo e tende
capovolte
tirai una freccia in cielo
per farlo respirare
tirai una freccia al vento
per farlo sanguinare
La terza freccia cercala sul fondo del
Sand Creek
Si son presi il nostro cuore sotto una
coperta scura
sotto una luna morta piccola dormiamo
senza paura
fu un generale di vent’anni
occhi turchini e giacca uguale
fu un generale di vent’anni
figlio d’un temporale
Ora i bambini dormono sul fondo del
Sand Creek
il pilota
ivano fossati
Il pilota non porta mai
pensieri pesanti
che sarebbero già da soli
tutto carico in più.
Né sciarpe, occhiali e ricordi
lasciati distanti,
che la bestia è pesante da tirare su.
Con la nebbia di Milano
che gli morsica il culo
per allegria,
col carrello e i bagagli
tutti quanti già su,
a vedere Linate diventare Pavia
oh, che tempo, che tempo, dai che andiamo via
oh, che tempo, che tempo, dai che andiamo via.
Tenuto conto
che la terra non finisce mai
troppo lontano,
specialmente per chi se la calcola da lassù,
i profumi di Grecia non toccano
queste altezze padane
mentre i cieli di Rimini arrivano bene da giu.
Solo l’Africa, qualche volta,
restituisce il sapore
dell’andare via,
ma di tempo per soddisfarsi
mica sempre ce n’è
per chi vede ogni volta Linate
che diventa Pavia
e sa bene che il tempo cambia andando via
e sa bene che il tempo cambia andando via.
sex and the city

2008, michel patrick king
già dalla locandina si capisce che sex and the city – il film – non c’entra niente con la serie tv: ironia, comicità, dissacrazione, non correttezza e anche l’amore inteso nel senso meno melenso, SCOMPAIONO completamente. In genere, le trasposizioni cinematografiche di una serie tv toppano perché non si può zippare in due ore la serialità di una storia (cioè proprio quello che coinvolge lo spettatore). Non solo: quanto più è avvincente la serie tanto più sarà difficile farla diventare un film (hanno toppato con x-files!). Ma qui, oltre a questo aspetto, si aggiunge che ne hanno fatto un prodotto smelenso di quarta categoria, una commediola banale, scontata, insipida. Tuttavia: è uno sciocco film e qualcuno doveva pur vederlo!


