o cara moglie

Agosto 5, 2008 at 22:27 (songs) ()

1968, ivan della mea                                       

O cara moglie, stasera ti prego,/ dì a mio figlio che vada a dormire,/ perché le cose che io ho da dire/ non sono cose che deve sentir.
Proprio stamane là sul lavoro, con il sorriso del caposezione,/ mi è arrivata la liquidazion,/ m’han licenziato senza pietà.
E la ragione è perché ho scioperato/ per la difesa dei nostri diritti,/ per la difesa del mio sindacato,/ del mio lavoro, della libertà.
Quando la lotta è di tutti per tutti/ il tuo padrone, vedrai, cederà;/ se invece vince è perché i crumiri/ gli dan la forza che lui non ha.
Questo si è visto davanti ai cancelli:/ noi si chiamava i compagni alla lotta,/ ecco: il padrone fa un cenno, una mossa,/ e un dopo l’altro cominciano a entrar.
O cara moglie, dovevi vederli/ venir avanti curvati e piegati;/ e noi gridare: crumiri, venduti!/ e loro dritti senza piegar.
Quei poveretti facevano pena/ ma dietro loro, la sul portone,/ rideva allegro il porco padrone:/ l’ho maledetto senza pietà.
O cara moglie, prima ho sbagliato,/ dì a mio figlio che venga a sentire,/ ché ha da capire che cosa vuol dire/ lottare per la libertà   
ché ha da capire che cosa vuol dire/ lottare per la libertà

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il vestito di rossini

Agosto 5, 2008 at 22:22 (songs) ()

1967, testo e musica di paolo pietrangeli.

“Come ti chiami?”. “Ve l’ho già detto”.
“Ripeti ancora, non ho capito”.
“Sono Rossini, iscritto al partito,
sor commissario, mi conoscete”.

“Confessa allora, tu l’hai colpito,
non mi costringere a farti del male,
tu sai benissimo, conosco dei mezzi
che anche le tombe fanno parlare”.

“Sor commissario, i vostri mezzi
sono due ore che li sopporto
e se volete vedermi morto
continuate pure così”.

Aveva solo un vestito da festa,
se lo metteva alle grandi occasioni;
a lui gli dissero: domani ai padroni
gliela faremo, faremo pagar.

E l’indomani, quando era già l’alba,
apri l’armadio e il vestito si mise,
guardo allo specchio e la faccia sorrise,
guardo allo specchio e si disse di sì.

E andò alla fabbrica ed erano in mille,
tutti gridavano l’odio e il furore;
forse Giovanna il vestito vedeva
in quella folla fra tanto colore.

“Ti han visto tutti, tu sei finito,
c’è anche del sangue sul tuo vestito:
quei cinque uomini che sono morti
sulla coscienza li hai anche tu”.

“Sor commissario voi lo sapete
quali che sono i veri assassini,
quelli al servizio degli aguzzini
che questa vita ci fanno fare.

E questo sangue che ho sul vestito
è solo il sangue degli innocenti
che protestavano perchè fra i denti
solo ingiustizia hanno ingoiato”.

Aveva solo un vestito da festa,
se lo metteva alle grandi occasioni;
a lui gli dissero: domani ai padroni
gliela faremo, faremo pagar.

Ma l’hanno visto con un sasso in mano
che difendeva un ragazzo già morto,
ma quel che conta è che a uno di loro
un sampietrino la testa sfasciò.

Ed ha scontato vent’anni in prigione
perchè un gendarme s’è rotto la testa;
ormai Giovanna ha tre figli, è in pensione,
chissà se ha visto il vestito da festa
ormai Giovanna ha tre figli, è in pensione,
chissà se ha visto il vestito da festa.

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in bruges

Agosto 5, 2008 at 22:18 (film) ()

2008, martin mcdonagh

UN FILM GENIALE. DA NON PERDERE

Un mondo fiabesco – bruges è una città da fiaba, davvero l’unica che può fregiarsi del titolo di “venezia del nord” – in cui, tuttavia, i valori sono rovesciati,  i dialoghi e le riflessioni sulla vita sono demenziali e tutto, tutto è politicamente scorretto. Attori eccelsi – ralph fiennes, colin farrell, brendan gleeson – rendono le assurdità e le demenzialità assolutamente credibili.

nella colonna sonora

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