mezzanotte a vita, ancora

settembre 17, 2008 at 09:06 (libri)

Rileggere i passi più coinvolgenti di “Mezzanotte a vita” rende perfettamente il percorso di stahl attraverso il dolore e la disperazione. A prescindere dal motivo che provoca dolore e disperazione. L’amore assoluto che prova per Nina, la figlia, e poi l’amore per Kitty e la frustrazione per il lavoro a Hollywood. E rileggerlo significa anche cogliere la violenza misurata della sua scrittura, l’aggressività distaccata con cui porta il lettore nel suo mondo. Un modo, a volte, retorico di spiegare le emozioni con metafore e paragoni “forti”, che non ha niente a che vedere con chi gioca alla scrittura ”maledetta”.

Nina

Non so cosa potrebbe dire il dottor Spock o, nel caso specifico, il dottor Burroughs, riguardo al senso paterno dei drogati. Per me che avevo affrontato un’infanzia descrivibile con un unico freddo aggettivo – tesa – …

 

La lanciavo in aria. La cullavo e la coccolavo, in estasi. La facevo piangere dalla gioia, nonostante dentro stessi morendo. Quell’angelo frignone fu la mia salvezza. Non il contrario. Quello disperato ero io.

 

Non c’è niente di meglio che sfrecciare nella stanza ascoltando i Rolling Stones o qualche disco di Coltrane, o qualsiasi cosa che abbia un ritmo molto veloce. I dischi preferiti di Nina sono “Cooking live at the plug nickel” di Miles Davis, la sua versione “Stella by starlight” e “Exile on main street” degli Stones. … e sabato scorso ho scoperto “Rip this joint la seconda traccia di “Exile”…

 

Kitty

Eravamo più che semplici amanti in quel momento. O forse qualcosa di meno. Due anime perse, in preda al panico, schiacciate dalla paura, incapaci di stabilire se stavano facendo l’amore o se stavano morendo.

 

Credo di non aver mai amato qualcuno quanto lei, credo di non essere mai stato così  incapace d’amare.

 

Un amico

“Di qualsiasi cosa ti accusino, in qualsiasi modo ti chiamino, tu non reagire”, mi disse. “Lascia perdere. Il modo migliore per farsi scivolare addosso queste cose è rispondere: “Beh, forse hai ragione…” 

 

I musicisti

Andammo a casa di Keith Richards, e c’era tutta questa gente strana accasciata per terra. Tutti che blateravano, dicevano stronzate, e io pensai, cazzo, questo è uno spettacolo tristissimo. C’era uno che voleva un toast, ma il tostapane era rotto. E allora io lo riparai, anzi, probabilmente mi limitai a infilare la spina nella presa. E loro mi trattarono come se fossi stato un genio. Cioè, i soldi, le droghe, tutta quella roba li aveva resi un branco di idioti.

 

http://www.mezzanotteavita.com/

1 commento

  1. mezzanotte a vita « un merlo canterino ha detto,

    [...] di venezia 65. Il libro è dedicato a un altro discusso autore americano, hubert selby jr. Alcuni passi sono davvero [...]

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