i sabotatori
1942, alfred hitchcock
uno dei suoi primi film, alla vigilia della seconda guerra mondiale; la parte finale del film si svolge tra i grattacieli antichi di new york, il porto di brooklyn, il radio city hall e si chiude con la spettacolare scena sulla cima della statua della libertà.
alcune sequenze anticipano i futuri capolavori:
nella sala cinematografica gli spari nel film proiettato si sovrappongono agli spari veri della spia in fuga;
la pistola puntata da dietro una tenda che una sola persona vede (l’uomo che sapeva troppo)
j. edgar
un film su un personaggio realmente vissuto è una sfida difficile, ci sono registi che la vincono e altri no. Eastwood, con il suo hoover, l’ha persa.
Il problema non è se il film riesca o meno a dare un quadro fedele alla realtà – non è questo l’obiettivo di un film -. Il problema sta nella capacità di mettere in equilibrio il lato pubblico e quello privato.
Eastwood calca pesantemente la mano sul privato: il primo direttore dell’fbi sembra spinto dalla paranoia sua e da quella della autoritaria madre per i comunisti; hoover sembra un combattente solitario, decontestualizzato rispetto all’america degli otto presidenti che attraversa dagli anni venti ai settanta; l’hoover privato è così preponderante che i fatti raccontati scorrono via troppo veloci, quasi funzionali a far grandeggiare il personaggio: l’introduzione di metodi di investigazione scientifici – l’ossessione per le improtne digitali -, l’uso di sistemi disinvolti – le intercettazioni – per colpire movimenti e personaggi politici – black panthers, martin luther king, forse j.f. kennedy – e anche la cattura di criminali famosi come dillinger o dell’assassino del piccolo lindbergh sono raccontati come risultato della sua personale ostinazione.
Detto ciò, la regia di eastwood è una regia da maestro e gli attori sono straordinari, sia di caprio sia naomi watts, bravissima nel ruolo della fedele assistente di hoover.
agent stokes: The crimes we are investigating aren’tcrimes, they are ideas (uno degli agenti ai suoi ordini prova, invano, a fargli rilevare la deriva illegale in cui i suoi metodi sconfinano) .





