j. edgar
un film su un personaggio realmente vissuto è una sfida difficile, ci sono registi che la vincono e altri no. Eastwood, con il suo hoover, l’ha persa.
Il problema non è se il film riesca o meno a dare un quadro fedele alla realtà – non è questo l’obiettivo di un film -. Il problema sta nella capacità di mettere in equilibrio il lato pubblico e quello privato.
Eastwood calca pesantemente la mano sul privato: il primo direttore dell’fbi sembra spinto dalla paranoia sua e da quella della autoritaria madre per i comunisti; hoover sembra un combattente solitario, decontestualizzato rispetto all’america degli otto presidenti che attraversa dagli anni venti ai settanta; l’hoover privato è così preponderante che i fatti raccontati scorrono via troppo veloci, quasi funzionali a far grandeggiare il personaggio: l’introduzione di metodi di investigazione scientifici – l’ossessione per le improtne digitali -, l’uso di sistemi disinvolti – le intercettazioni – per colpire movimenti e personaggi politici – black panthers, martin luther king, forse j.f. kennedy – e anche la cattura di criminali famosi come dillinger o dell’assassino del piccolo lindbergh sono raccontati come risultato della sua personale ostinazione.
Detto ciò, la regia di eastwood è una regia da maestro e gli attori sono straordinari, sia di caprio sia naomi watts, bravissima nel ruolo della fedele assistente di hoover.
agent stokes: The crimes we are investigating aren’tcrimes, they are ideas (uno degli agenti ai suoi ordini prova, invano, a fargli rilevare la deriva illegale in cui i suoi metodi sconfinano) .

merlo canterino ha detto,
gennaio 8, 2012 a 12:30
una precisazione: non è che il mondo circostante non esista, è uno sfondo, è secondario, c’è un rovesciamento: invece di stare in primo piano fa da contorno per la figura di hoover
agegiofilm ha detto,
gennaio 9, 2012 a 09:42
Infatti il privato era la parte meno interessante del film. Speravo fino all’ultimo, fino all’inizio del film, che Eastwood non rivolgesse il suo sguardo a questa parte del personaggio, ma per Hoover ci vuole almeno una trilogia. 8 presidenti da ricattare, oltre agli altri casini, non sono un argomento da evitare.
merlo canterino ha detto,
gennaio 9, 2012 a 23:32
infatti; gli aspetti privati di un personaggio sono un elemento interessante se sono stati importanti nella realtà; ma se gli aspetti pubblici sono stati di gran lunga più rilevanti – come dici tu, 8 presidenti da ricattare, oltre agli altri casini – che senso ha dare tutto quello spazio al privato? in un dibattito ho sentito paragonare questo film a Milk e al Divo, ma nel primo il “privato” di Milk era il cuore della sua azione e nel secondo Sorrentino disegna un capolavoro di parodia.