i mondiali del 1970 con la finale italia-brasile (mazzola tira il calcio d’inizio), un quartiere di san paolo - brasile - dove la comunità di ebrei si prende cura di un bambino e lo aiuta a diventare grande, l’impegno politico e la repressione: un film molto bello, da NON PERDERE, perché parla la lingua delle cose vere.
1960, otto preminger, sceneggiato dal grande dalton trumbo (johnny prese il fucile e papillon)
l’episodio sul re di danimarca, riportato da claudio fava, è raccontato in questo film da una ragazzina danese. ”in danimarca gli ebrei danesi morti durante l’occupazione nazista sono stati 48. Quando le leggi razziali sono arrivate sotto forma di ordinanza, il Re si è fatto cucire la stella di David sul cappotto ed ha sfilato per le strade di Copenaghen».
già dalla locandina si capisce che sex and the city - il film - non c’entra niente con la serie tv: ironia, comicità, dissacrazione, non correttezza e anche l’amore inteso nel senso meno melenso, SCOMPAIONO completamente. In genere, le trasposizioni cinematografiche di una serie tv toppano perché non si può zippare in due ore la serialità di una storia (cioè proprio quello che coinvolge lo spettatore). Non solo: quanto più è avvincente la serie tanto più sarà difficile farla diventare un film (hanno toppato con x-files!). Ma qui, oltre a questo aspetto, si aggiunge che ne hanno fatto un prodotto smelenso di quarta categoria, una commediola banale, scontata, insipida. Tuttavia: è uno sciocco film e qualcuno doveva pur vederlo!
un fuorilegge ringo, un ubriacone, una prostituta, dallas, insegnano che cosa è la dignità a una manica di ipocriti benpensanti. J. ford costruisce il suo capolavoro con la geometria dei dialoghi e degli sguardi tra i passeggeri della diligenza. E, senza retorica, senza romanticismo, j. ford regala anche la storia d’amore tra dallas e ringo.