la città & la città
china miéville, 2009
Questo romanzo vanta una lunga lista di premi, tra cui world fantasy award e arthur c. clarke award. Assolutamente meritati! miéville costruisce una storia fantastica in cui si respirano, rielaborate in modo originale, le atmosfere di 1984, farenheit 451, matrix.
Non soltanto. Le atmosfere di orwell, bradbury e i fratelli wachowski non fanno da sfondo a una vicenda di fantascienza, ma caratterizzano il nostro tempo: il controllo dei poteri sui cittadini, le immigrazioni, le diversità, la convivenza, l’identità.
E questo romanzo è talmente avvincente da non essere minimamente scalfito dalla orribile traduzione e dalla assoluta mancanza di intervento sulle bozze.
è un libro da leggere in lingua originale – non soltanto per colpa della traduzione - ma anche perché tradurre in modo appropriato certe parole snatura il loro significato e le immagini che evocano: le strade sono crosshatched, i cittadini devono reciprocamente unsee gli uni gli altri , due luoghi che coincidono in entrambe le città sono grosstopically e the breach è il supremo potere che vigila su coloro che commettono breaching.
“Ci sono dei volontari?”
“Offrirsi volontario è una prima e significativa indicazione che non si è adatti” disse lui.
il curioso caso di sidd finch
1987, george plimpton
sii sincero nella fine, anche se non c’è niente da finire; e pratica la fine anche se non c’è niente da praticare
sidd finch è un giovane inglese, aspirante monaco buddista, adottato da un antropologo scomparso sull’himalaya, suona il corno francese, imita i suoni della natura e può lanciare una palla da baseball a duecentosessantuno chilometri l’ora.
Si trova coinvolto in una vicenda lontana dal suo mondo, un mondo fatto di meditazione, esercizi e citazioni come quella riportata all’inizio: i new york mets lo scoprono e lo vogliono per la loro squadra; è il 1985 e il lancio più veloce, mai registrato nel baseball professionistico, ci sarà soltanto nel 2010 e sarà di 105 miglia orarie, per mano di aroldis chapman, cincinnati reds; sidd – la doppia “d” in onore di siddharta – ha trascorso otto anni in tibet e l’offerta dei mets, con tutto quello che implica, lo getta nell’incertezza, anche se gli permetterebbe di esercitare la potenza del suo lancio nel baseball.
Sul suo percorso sidd incontra uno scrittore reduce dal vietnam, in crisi di creatività e una giovane surfista e il loro curioso triangolo darà il via al romanzo, farà crescere e maturare le loro scelte.
george plimpton, giornalista e scrittore morto nel 2003, co-fondatore della rivista letteraria newyorchese paris review, amico di ernest hemingway e bob kennedy, mescola realtà e finzione, introduce elementi tratti dalla cronaca e dalla storia del baseball, si fa spiegare il comportamento di un malavitoso da gay talese, dando uno spessore di “verità” all’incredibile storia di sidd.
Il risultato è un romanzo ricco di spunti che trasporta il lettore dalla ricca Inghilterra, con le sue scuole e le sue tradizioni, alle vette solitarie del Tibet, nei templi dove i monaci si ritirano a meditare e poi ancora sui campi da baseball e, attraverso i ricordi di sidd, anche nella musica.
libri come 2012, john banville
john banville
conversazione con
ranieri polese
John Banville aveva da poco vinto il prestigioso Booker Prize, nel 2005 col romanzo Il mare – mentre recentemente gli è stato assegnato il Kafka Prize – quando pubblicò, firmandosi Benjamin Black, Dove è sempre notte, un sofisticato giallo d’autore, ambientato nell’Irlanda cattolica e bigotta degli anni Cinquanta con al centro l’anatomopatologo Quirke. Dopo una serie di coltissimi romanzi filosofico scientifici, fin dai titoli: La notte di Keplero, La spiegazione dei fatti, La lettera di Newton, Banville sorprese i suoi abituali estimatori. La serie di Quirke, arrivata col recentissimo Un giorno d’estate al quinto episodio in poco più di sei anni, mostra l’altro lato di questo straordinario scrittore (più volte fra i candidati al Nobel) capace di rendere avvincente sia la speculazione su concetti come verità e infinito e insieme di calare il lettore in un’atmosfera di genere splendidamente scritta e precisa nell’analizzare la società irlandese e filtrarne tratti universali. Con i romanzi Atena e L’intoccabile sono i misteri legati al mondo dell’arte, del collezionismo e del dualismo vero/falso a interessare Banville, davvero un autore totale che, sollecitato da Ranieri Polese, ci racconterà come scrive i suoi libri.
Questa la presentazione dell’incontro sulla locandina.
E questa la conversazione: john banville scrive lentamente i suoi romanzi filosofico scientifici, benjamin black scrive velocemente i suoi noir; il copyeditor lavora di notte al giornale e lo scrittore punta alla perfezione. E poi john banville che scrive per il cinema, con una scrittura ancora diversa, una scrittura piatta per lasciare che gli attori costruiscano personaggi e storie credibili.
Tra i libri di banville the untouchable, il quarto uomo, anthony blunt, insieme a philby, burgess, maclean.
man in the dark
paul auster, 2008
un incastro tra realtà e immaginazione, personaggi che passano dal mondo reale al mondo immaginato dal protagonista del romanzo, un critico letterario, nelle sue lunghe notti insonni, una storia contro la guerra e per sconfiggere il dolore e le paure; paul auster apre il suo romanzo con questa dedica:
for David Grossman and his wife Michal his son Jonathan his daughter Ruthi and in memory of Uri.
the night of the hunter
bruno fornara, 1998, charles laughton, la morte corre sul fiume
l’autore seziona scena per scena questo film, prima e unica regia del grande attore charles laughton (il capitano bligh ne la tragedia del bounty, il giudice ne il caso paradine e, a teatro, il galileo di brecht).
Nel suo lavoro di analisi fornara si serve delle testimonianze di francois truffaut, bertrand tavernier, marguerite duras.
E dopo tanto sezionare e analizzare, il risultato è che charles laughton ha fatto una fiaba, una parabola in cui ombra e luce sono inseparabili, come le mani del pastore - hate and love -; un noir tutto da aver paura e da gustare, un film ricco di molteplici significati, ma anche definito da un linguaggio cinematografico originale.
Un terrificante robert mitchum – il pastore che va a caccia a cavallo - canta la sua terribile ninna nanna.
- What a fellowship, what a joy divine,
- Leaning on the everlasting arms;
- What a blessedness, what a peace is mine,
- Leaning on the everlasting arms.
- Refrain:
- Leaning, leaning, safe and secure from all alarms;
- Leaning, leaning, leaning on the everlasting arms.
- O how sweet to walk in this pilgrim way,
- Leaning on the everlasting arms;
- O how bright the path grows from day to day,
- Leaning on the everlasting arms.
- Refrain
- What have I to dread, what have I to fear,
- Leaning on the everlasting arms;
- I have blessed peace with my Lord so near,
- Leaning on the everlasting arms.
david foster wallace a capri, nel 2006
repubblica, 31 ottobre 2001, 3 minuti e 22 secondi di david foster wallace a capri, nel 2006
video da “Le Conversazioni di David Foster Wallace (Capri 2006)” a cura di Antonio Monda e Davide Azzolini e montato da Carlotta Corradi
portnoy’s complaint
philip roth, 1967
Sulla copertina si legge “the most outrageously funny book about sex yet written” guardian
portnoy è sul lettino dell’analista e dalla prima all’ultima pagina del libro rovescia la sua ironia feroce e dissacrante sulla sua famiglia, suo padre, sua madre, la sua gente. Una seduta analitica d’autore, il grande autore di pastorale americana.
gli scali del levante
1996, amin maalouf
una storia d’amore contrastata dall’odio e dall’intolleranza; giulietta e romeo separati, non da un balcone ma dai 150 chilometri di costa che uniscono – dividono – beirut e haifa; maalouf scrive di rispetto e di amore, non soltanto, tra i due giovani – lui musulmano, lei ebrea – ma anche tra i genitori, i figli, i fratelli, gli amici. Ed è una storia profondamente commovente.
maalouf ha scritto anche Il periplo di Baldassarre
il periplo di baldassarre, finito di leggere
Questo romanzo è un viaggio nei territori della tolleranza, del dialogo e della saggezza. E dell’amore profondo e sensuale. Un racconto suadente che usa i colori, i sapori e i profumi dell’oriente per soggiogare e legare il lettore, pagina dopo pagina.
La narrazione è visivamente e sensualmente potente, così appagante che il romanzo avrebbe potuto raccontare qualunque cosa. I temi, invece, sui quali maalouf impegna il lettore sono importanti: religione, fanatismo, amore, e questo crea un’aspettativa non completamente soddisfatta. Inevitabilmente, alle ultime pagine, nonostante il fascino di pane, datteri, frutta secca per non soffrire il mal di mare, nonostante le stoffe d’oro e d’argento che fanno dire a marta “mi hai regalato il sole e la luna”, nonostante baldassarre e le sue profonde, sapienti considerazioni, il lettore vuole sapere come e perché le storie si chiudono nel modo in cui si chiudono. Su questo maalouf è poco convincente.
Ma, nonostante il finale, il libro è qui, imperdibile:
Avevo bisogno dell’occhio di un gioielliere rotto ai falsi scintillii e capace di cogliere quelli veri. (pag. 71)
E perché insistere su ciò che ci distingue quando lui stesso non cessa di mettere in evidenza le cose che ci avvicinano? (pag. 74)
Un cristiano e un ebreo guidati sulla strada del dubbio da un poeta musulmano cieco? Ma c’era più luce in quegli occhi spenti che nel cielo dell’Anatolia. (pag. 75)
Gli ho chiesto di preparare per Marta il profumo più sottile che una signora abbia mai portato. [...] L’uomo si è chiuso nel retrobottega, poi ne è ritornato con uno splendido flacone verde scuro, panciuto come un pascià prima del riposo pomeridiano. Si sentiva l’aloe, la viola, l’oppio ed entrambe le ambre. (pag. 103)
Se potessi rivivere questa giornata, lo farei diversamente. Niente confessioni, né annunci solenni. Ma che importa! Quel che è fatto è fatto! Non si contempla mai la propria vita dall’alto di un monte. (pag. 106)
Forse avrei dovuto attendere che le emozioni si depositassero sul fondo di me stesso, sul pavimento della mia anima, come i fondi di caffè in una tazza. (pag. 163)
Un giorno dovrò proprio imparare a essere ingiusto, senza preoccuparmi del rimorso. (pag. 171)
Inoltre sono abituato a contemplare il mare e, se un giorno dovessi allontanarmene, ne avvertirei la mancanza. è vero che non mi sento a mio agio sulle navi, che preferisco avere sotto i piedi la terraferma, ma vicino al mare! Ho bisogno dei suoi odori pungenti! Ho bisogno delle sue onde che muoiono e nascono e muoiono! Ho bisogno che il mio sguardo si perda nella sua immensità. Immagino che ci si possa accontentare di un’altra immensità, quella della sabbia del deserto, o quella delle pianure innevate, ma non quando si è nati dove sono nato io e quando si ha del sangue genovese nelle vene. (pag. 251)








