uomini e cobra
1970, joseph l. mankiewicz
un grande regista che racconta l’avidità, il cinismo e fa giocare due contrapposte intelligenze: kirk douglas e henry fonda. Agghiacciante la scena dei serpenti.
fahrenheit 451
1966, francois truffaut
“Stammi a sentire Montag: a tutti noi una volta nella carriera viene la curiosità di sapere cosa c’è in questi libri; ci viene come una specie di smania, vero? Beh, dai retta a me Montag, non c’è niente lì, i libri non hanno niente da dire! (Il capitano dei vigili del fuoco al milite Montag).
Un film cupo, angosciante, dove i lettori vivono in clandestinità per nascondersi dai vigili del fuoco che, invece di spegnere il fuoco, lo usano per bruciare tutti i libri. Gli uomini, di nascosto, li imparano a memoria per trasmetterli alle generazioni future. Da un romanzo di Ray Bradbury, un film che si stenta a credere sia stato diretto dalla stessa mano che ha diretto Jules e Jim, I 400 colpi, L’ultimo metro.
no country for old men
I fratelli Coen hanno la straordinaria abilità di trovare sempre le facce da cinema (Steve Buscemi…). Ma qui, Javier Bardem supera qualunque prova: è liricamente spietato, uccide in nome della sua insindacabile morale .
capote
2006, Bennett Miller. Cinismo, morale, valori, scrupoli: lo scrittore deve rispettare le regole? Philip Seymour Hoffman ha la faccia giusta per incarnare conflitti e contraddizioni.
Truman Capote: And there wasn’t anything I could have done to save them.
Nelle Harper Lee: Maybe not. But the fact is, you didn’t want to.
l’assassino che è in me
jim thompson, 1952.
Un romanzo noir dove non c’è spazio per la pietà e l’umanità. Thompson descrive la mente criminale con spietatezza e freddezza. Un capolavoro agghiacciante, non adeguatamente acclamato. Ha sceneggiato per Stanley Kubrick ”Rapina a mano armata” e “Orizzonti di gloria”.
la zona
Vivere dietro un muro per non entrare in contatto con quelli che vivono nelle favelas di Città del Messico e quando qualcuno viola quella segregazione dorata e surreale la zona tira fuori la sua violenza e rivendica, in maniera insensata e primordiale, il proprio diritto a farsi giustizia. Due momenti drammatici fanno pensare al bellissimo film di l. cavani “I cannibali“, 1969. Non si può perdere.


