the woman in the window

agosto 31, 2009 at 18:23 (film)

la-donna-del-ritratto

1944, fritz lang

edward g. robinson\walley: “Esistono solo tre modi per risolvere la cosa con un ricattatore. O continui a pagarlo fino a quando resti senza un penny. O chiami la polizia e fai in modo che tutto il mondo conosca il tuo segreto. O lo uccidi. ”

incubo o realtà? colpevolezza o innocenza? edward g. robinson, noto, soprattutto, per i suoi gangster senza scrupoli, è straordinario nelle vesti di un criminologo confuso e ironico.

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rosencrantz and guildersten are dead

agosto 30, 2009 at 22:37 (film)

1991, un bel film di tom stoppard, tratto da due personaggi minori di amleto. Una commedia dell’assurdo con tre attori GRANDISSIMI: gary oldman, tim roth, richard dreyfuss.

imm

da imdb.com
Rosencrantz: I don’t believe in it anyway.
Guildenstern: What?
Rosencrantz: England.
Guildenstern: Just a conspiracy of cartographers, then?

The Player: Why?
Guildenstern: Ah, why?
Rosencrantz: Exactly!
Guildenstern: Exactly what?
Rosencrantz: Exactly why?
Guildenstern: Exactly why what?
Rosencrantz: What?
Guildenstern: Why?
Rosencrantz: Why what exactly?
Guildenstern: WHY IS HE MAD?
Rosencrantz: I DON’T KNOW!

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adriano sofri, repubblica.it

agosto 30, 2009 at 13:44 (Uncategorized)

L’artiglieria pesante del Cavaliere
di ADRIANO SOFRI

Il sito del nuovissimo Giornale registrava ieri come “il più letto” l’articolo intitolato “Boffo, il supercensore condannato per molestie”. L’ho letto anch’io. E ho letto anche, come tutti i giorni da molti anni, l’Avvenire.
Alla fine mi sono chiesto se le “rivelazioni” su Dino Boffo, direttore dell’Avvenire, anche a prescindere dalla loro dubbia accuratezza (e in assenza della versione dell’imputato) avessero influito sulla mia lettura del quotidiano, tirando addosso ai suoi argomenti un sospetto di ricatto o di coda di paglia. Mi sono risposto francamente di no. Ci ho letto, con il solito interesse, una pagina dedicata a Timor dieci anni dopo: infatti l’Avvenire è fra i quotidiani più attenti ai problemi internazionali, e fa tesoro delle fonti peculiari di comunità e missioni cattoliche. Ho letto gli articoli che ogni giorno trattano di questioni cosiddette bioetiche, e come ogni giorno ne ho tratto argomenti al mio dissenso. Ho letto con riconoscenza le pagine sull’umanità immigrata e sull’umanità incarcerata. Ho letto gli articoli sulla Perdonanza di Celestino, che piuttosto vistosamente eludevano la cena fra Bertone e Berlusconi, andata poi felicemente di traverso. Ho letto le pagine culturali di Agorà e quella delle lettere, fino alla rubrica quotidiana di Rosso Malpelo, che mi pizzica ogni tanto, ripizzicato.
Stando così le cose, che le “rivelazioni” del nuovissimo Giornale siano vere o false o, peggio ancora, mezzo vere o mezzo false, non mi importa niente. La vita sessuale di Boffo, sulla quale non a caso non mi sarei mai interrogato, non ha alcun rilievo per me – e per qualunque altra persona seria- se non quando si provasse che inficia la sua lealtà e serenità professionale. In questo l’alibi dell’aggressione giornalistica contro di lui è del tutto fittizio: “Voi frugate nel letto di Berlusconi, e noi facciamo altrettanto nei vostri”. Boffo non è il capo del governo, e nemmeno un sottocapo: non ha barattato le proprie relazioni private con prebende pubbliche. I suoi fatti sono fatti suoi.
I suoi aggressori perfezionano l’alibi della ritorsione con la pretesa di una magnanima campagna contro “il moralismo”. Il moralismo è uno di quei gomitoli di cui si è perso il capo, a furia di ingarbugliare. Ha un fondo da tenere fermo: che, con pochissime patologiche eccezioni, le persone di una società sanno che cosa è bene e che cosa è male. Che lo sappiano, non assicura affatto che seguano il bene e si astengano dal male. “Non bisogna giudicare gli uomini dalle loro azioni. Tutti possono dire come Medea: video meliora proboque, deteriora sequor”. Vedo bene che cosa è il meglio, ma poi vado dietro al peggio. (Ho citato Diderot che cita la Medea innamorata di Ovidio: un po’ di sbieco illuminista fa bene, ai nostri giorni. Ma bastava l’evangelista Giovanni).
Tuttavia, reciprocamente, che le persone agiscano male non significa affatto che ignorino che cosa è bene, e addirittura lo proclamino. Quando lo proclamano troppo stentoreamente, dimenticandosi di allegare la propria incoerenza, allora il moralismo diventa una disgustosa ipocrisia. E’ avvenuto platealmente nelle manifestazioni sull’indissolubilità sacra delle famiglie guidate da poligami ferventi, o sull’inesorabilità della punizione di prostitute e clienti da parte di puttanieri e cortigiane (scortum impudens satis – una escort davvero svergognata: così il cronista Liutprando a proposito di Marozia, concubina di papi e papessa lei stessa, in quel secolo X che si chiamò pornocrazia ). Ora l’equivoco cui Berlusconi (d’ora in poi B.: ragioni di spazio) e i suoi difensori si aggrappano è appunto quello dell’invasione moralista nei suoi vizi privati, a scapito delle sue pubbliche virtù. E dunque la rappresaglia – almeno dieci per uno, come nelle migliori rappresaglie- affidata alla Grande Berta del nuovissimo Giornale. Ma io, per esempio (che sono ufficialmente pregiudicato, e personalmente peccatore in congedo, per effetto se non altro delle stesse vicissitudini cliniche che hanno dotato altri più fortunati del premio della satiriasi senile, che i desideri avanza) non mi sarei mai piegato a rovistare nei costumi e nelle pratiche sessuali di B. o di altri, qualunque piega avessero. Come me, direi, questo intero giornale. E non mi sarei mai augurato una pubblica campagna che approdasse a un’invadenza e una persecuzione delle scelte sessuali di adulti capaci, o supposti capaci, di intendere e di volere. Ma si è trattato d’altro, fin dall’inizio: intanto, dall’inizio, dell’allusione diretta a frequentazioni di minori, a una condizione patologica, all’usanza invalsa e contagiosa di fare di incontri sessuali ossessivi, grossolanamente e ridicolmente maschilisti e per giunta mercenari l’introduzione, metà elargita metà estorta, a pubbliche carriere elettorali, governative, spettacolari. E di un contraccolpo irreparabile di discredito e di ricattabilità.
B. non governa più, benché dia in certi momenti più inconsulti l’impressione di spadroneggiare, che è altra cosa. E’ lì – sia detto a proposito del 25 luglio – per questo: perché altri sgovernano e spadroneggiano assai più licenziosamente alle sue spalle, e di quegli altri bisognerebbe tenere ogni conto già mentre lo sgombero è incompiuto, e minaccia di travolgere tutti.
B., come succede, vuole vendere cara la pelle. E siccome è molto ricco, la venderà molto cara. L’inversione della sua politica degli ingaggi all’indomani della rotta – fuori Kakà, dentro Feltri – lo proclama. E già un solo giorno ha visto scattare la controffensiva così a lungo dilazionata del nuovo attacco. Gran colpi, combinati: la denuncia delle dieci domande di Repubblica alla magistratura, l’assalto molto sotto la cintura a Boffo, e con lui alla Chiesa cattolica romana, che dopotutto non aveva lesinato indulgenze ed elusioni nei confronti dello scandalo politico e civico, oltre che morale, del capo del governo. L’ostentata persuasione di poter forzare un qualche tribunale all’intimidazione della stampa libera, se non la pura disperazione, hanno ispirato la denuncia contro Repubblica: la quale non avrebbe desiderato di meglio che di discutere ovunque, e anche in un tribunale, di quelle domande senza risposta – o con la più nitida delle risposte- ripetute non a caso ostinatamente, in bilico fra una frustrazione e una determinazione catoniana. E insieme la scelta di distruggere in effigie il direttore del giornale dei vescovi italiani e di far intendere alla suocera vaticana che, quando si spingesse ad applicare a B. un centesimo della severità con cui maneggia le comuni presunte peccatrici, la guerra diventerebbe senza quartiere. A questa, chiamiamola così, strategia, presiede il principio secondo cui non c’è maschio, credente o no, laico o chierico, che non si possa prendere con le mani nel sacco di qualche magagna sessuale. (Maschio, dico, perché negli strateghi della controffensiva la guerra resta guerra fra maschi, e le digressioni servono tutt’al più a insultare le donne altrui o a sfregiare le proprie sospette di intelligenza col nemico). La Grande Berta, l’ho chiamata. Vi ricordate, la scena di artiglieria pesante all’inizio del Grande Dittatore. Naturalmente, possono fare molto male i tiri pesanti ad alzo zero. Possono davvero umiliare le persone e devastare le famiglie. B. non può rinfacciare a nessuno di aver attentato alla sua famiglia. Possono fare molto male, ma è difficile che possano prevalere, direi. Le due cannonate strategiche di giovedì, per esempio, denuncia contro Repubblica ed esecuzione sommaria di Boffo, all’una di venerdì avevano già fatto cancellare la famosa cena della Perdonanza. Alle 13,40 di ieri ci si chiedeva se Gheddafi non volesse togliersi lo sfizio – se ne toglie parecchi, avete visto- di disdire il pranzo con B., e tenersi graziosamente le Frecce tricolori. Nel tardo pomeriggio poi B. si è dissociato dal Giornale, cioè da se stesso. E domani è un altro giorno.
Le guerre, tanto più quelle senza quartiere, non fanno bene a nessuno. B. ha una mossa vincente: dimettersi, e piantarla una volta per tutte con l’incubo del potere. Che gusto c’è ormai? Non può più invitare i capi di Stato stranieri a Villa Certosa. Nemmeno cenare all’Aquila con un Segretario di Stato straniero. Non ha da perdere che qualcuna delle sue catene televisive. Ha un’intera vita privata da riconquistare.

(29 agosto 2009)

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una giornata particolare

agosto 30, 2009 at 10:02 (film)

1938, un giornalista della radio di regime è perseguitato perché omosessuale

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azzurro

agosto 30, 2009 at 01:05 (musica)

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if you don’t know me by now

agosto 29, 2009 at 22:04 (songs)

If you don’t know me by now
You will never never never know me

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besame mucho

agosto 23, 2009 at 16:31 (songs)


omara portuondo


joao gilberto, caetano veloso


cesaria evora


elvis presley


nat king cole


the beatles

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amore e altri crimini

agosto 23, 2009 at 15:58 (film)

377086

2008, stefan arsenijevic

forse bisogna separare il giudizio sul film (il regista ha avuto la mano pesante e troppo semplificatrice nel raccontare una storia dove ogni personaggio rappresenta una umanità disperata) dalla sua capacità di rappresentare la realtà: a belgrado, bombardata dalla nato, vive una umanità disperata, dentro palazzi degradati (somigliano a quelli della scampia raccontata da saviano in “gomorra”) e accompagnata da soap in lingua spagnola e dalla ripetizione ossessiva di “besame mucho” . Una canzone così bella…cantata da così tanti…

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full monty su liberation

agosto 23, 2009 at 14:36 (miscellaneo)

Operai%20nudi%20in%20copertina

quando un film anticipa la realtà

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avatar

agosto 22, 2009 at 16:36 (film)

dal 18 dicembre nei cinema!

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