proust e il calamaro

ottobre 4, 2009 at 22:24 (libri)

2009, maryanne wolf

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[…socrate ha descritto quello che gli uomini rischiavano di perdere passando da una cultura orale a una scritta…]

Quanto somigliano le sue parole contro l’alfabeto greco alle parole che oggi sentiamo contro le immagini e gli enormi flussi di informazioni digitali?

Maryanne Wolf, neuroscienziata cognitivista, intreccia riferimenti a neuroscienza, linguistica, psicologia, storia e pedagogia, per ragionare sul cervello che legge e la straordinaria plasticità che dimostra nell’eseguire questa operazione.

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Alcuni brani dalla seconda di copertina:
“Non siamo nati per leggere, ma siamo dotati di un cervello straordinariamente plastico. La lettura non è un’attitudine naturale dell’uomo, ma una sua invenzione, forse la più geniale, che risale a 6000 anni fa in Mesopotamia, con la scrittura cuneiforme dei Sumeri. Ottimo esempio di architettura aperta, per imparare a leggere, il cervello umano ha dovuto, e ancora oggi ogni volta deve daccapo, creare sofisticati collegamenti tra strutture e circuiti neuronali in origine preposti ad altri più basilari processi, come la vista e la lingua parlata. Ma oggi, con l’avvento della cultura digitale e il suo privilegiare l’immagine rispetto alla scrittura, ci troviamo, come 6000 anni fa, nel mezzo di una transizione di portata epocale, un cambiamento di paradigma che sta riorganizzando secondo nuovi parametri il cervello delle nuove generazioni, i nativi digitali. Questo passaggio di civiltà fa sorgere domande inedite: quali perdite e guadagni riserva il domani ai tanti giovani che hanno in larga misura sostituito al libro la cultura di internet? La rapida presentazione di un contenuto informativo digitale può pregiudicare il decantarsi di un sapere più profondo, che necessita di tempi più lunghi?

Perché proust?

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“Proust considerava la lettura una specie di “santuario” intellettuale in cui gli uomini hanno accesso a migliaia di differenti realtà che altrimenti non potrebbero mai incontrare né conoscere. Ciascuna di queste nuove realtà ha il potere di trasformare la vita intellettuale dei lettori senza obbligarli ad alzarsi dalle loro comode poltrone.”

Perchè il calamaro?

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“Negli anni Cinquanta del Novecento, gli scienziati hanno usato il lungo assone centrale del timido ma furbo calamaro per capire come i neuroni si attivano e si trasmettono segnali e, in certi casi per osservare come riparano o compensano un difetto di funzionamento.

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1 commento

  1. Godot said,

    Buffo… incuriosita dal titolo riguardante Proust trovo un post interessantissimo, un buon consiglio di lettura e una grafica uguale alla mia! 🙂

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