teresa

aprile 13, 2011 at 22:14 (libri)

claudio fava, 2011

[…] Sembrava una chiesa, alta, piena di profumi e di specchi, i banconi di vetro con le file dei cannoli che aspettavano di essere riempiti, la vaschetta della ricotta, quella del pistacchio,  quella del cioccolato di Modica, i babà lucidi di rhum con le ciliegine in cima, le scorze d’arancia cotte nello zucchero, la gente veniva e si fermava in silenzio, il dito che scivolava sul vetro a scegliere le paste una per una e mio padre dietro al banco che aspettava l’ordinazione senza avere mai fretta, con un’aria di festa che non gli passava mai.

Mi aveva insegnato a riconoscere la ricotta per i cannoli dall’odore, questa viene dalla piana, lo senti che è un poco acida? Questa è di pecora, ci metti le scaglie di cioccolato in mezzo ed è meglio di un piatto di pasta…[…] pag. 89

A teresa, la mafia ha ucciso il padre e la pasticceria, che descrive tanto minuziosamente da farci sentire  profumi e aromi,  è stata venduta. La sua vita viene schiacciata da questo assassinio,  in tutti i sensi; la sua voglia di vivere, i progetti, la sua femminilità sprofondano sotto questo dolore e il romanzo è il viaggio di teresa alla ricerca dell’amore per se stessa. All’autore,  claudio fava,   la mafia ha ucciso il padre, un giornalista e lui, scrittore, si concede il privilegio di rivivere il suo dolore attraverso il dolore di teresa. Fava si insinua nei pensieri di teresa in un gioco che confonde le due vite; è nelle sue parole, nei suoi rapporti con la madre,  con l’amica, con gli altri… i suoi sentimenti disegnano una teresa vera. Così vera  che,  finito il romanzo, il giorno dopo, soprappensiero,  ho rimuginato,  come il giovane holden, “ma adesso che starà facendo teresa?”

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