napule è

maggio 31, 2011 at 00:34 (ilmiopaese)

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o mia bela madunina

maggio 31, 2011 at 00:31 (ilmiopaese)

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gli onorevoli

maggio 29, 2011 at 20:40 (ilmiopaese)

1963, sergio corbucci

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usain bolt, 9.91

maggio 29, 2011 at 16:21 (sport)

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una questione privata

maggio 23, 2011 at 21:49 (libri)

1963, beppe fenoglio

«Una questione privata è costruito con la geometrica tensione d’un romanzo di follia amorosa e cavallereschi inseguimenti come l’Orlando furioso, e nello stesso tempo c’è la Resistenza proprio com’era, di dentro e di fuori, vera come mai era stata scritta, serbata per tanti anni limpidamente dalla memoria fedele, e con tutti i valori morali, tanto piú forti quanto piú impliciti, e la commozione, e la furia. Ed è un libro di paesaggi, ed è un libro di figure rapide e tutte vive, ed è un libro di parole precise e vere. Ed è un libro assurdo, misterioso, in cui ciò che si insegue, si insegue per inseguire altro, e quest’altro per inseguire altro ancora e non si arriva al vero perché».

italo calvino

Nessun commento a questo romanzo può avvicinarsi a quello che scrive calvino, nel 1964,  nella prefazione a una nuova edizione di Il sentiero dei nidi di ragno.

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don de lillo & sandro veronesi

maggio 22, 2011 at 19:01 (libri)

festival delle letterature, conferenza stampa di de lillo e veronesi su: storia/storie.

de lillo racconta l’america dei suoi genitori – lasciarono l’italia con il sogno di una vita migliore – e poi la sua america, quella che ha raccontato in the falling man, l’america che ha imparato a convivere con il terrorismo. 

Le  domande dei giornalisti sulla sua scrittura e sui rapporti con la musica gli danno modo di spiegare come de lillo stenda  le sue parole  sulla pagina come le note e  la musica che accompagna il suo lavoro è il jazz  di thelonius monk.

La musica di veronesi è quella di  frank zappa e, sul tema storia/storie, ricorda come la potenza della scrittura – delle storie –  superi di gran lunga la capacità della storia di raccontare la realtà.

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le gamin au vélo

maggio 21, 2011 at 22:56 (film)

2011, jean-pierre dardenne, luc dardenne 

in realtà, la protagonista è samantha, non cyril, il ragazzino, la sua voglia di un affetto profondo, diverso e più forte di quello che la unisce al suo compagno. E questo affetto lo trova nel ragazzino che cerca disperatamente l’amore del padre.

 

Comunque i due fratelli registi raccontano questa bella, semplice storia  in un modo troppo pesante, troppo carico e la bici di cyril, più che un mezzo di trasporto  è un veicolo di ansia costante  per lo spettatore.

La bravura di cécile de france è dimostrata dalla sua straordinaria capacità di passare dalla giornalista di hereafter alla parrucchiera dei fratelli dardenne.  Anche la prova d’attore del  ragazzino in bici è notevole.

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le coincidenze

maggio 18, 2011 at 21:50 (libri)

ivan polidoro, 2011

“Sono vite semplici che le racconti in un attimo, è che ci metti una vita a viverle. Tutto lì”.

Polidoro racconta le sue coincidenze proprio così: con semplicità e  con profondità e una capacità straordinaria di delineare i suoi personaggi: don giacomo, il prete che ama il cinema e dice alla gatta, una prostituta, che somiglia a cate blanchette. E il tallonatore, il giocatore di rugby che spiega al boss perché ha fermato lo scippatore:  “‘o guaglione correva e io l’ho placcato. Dovevo farlo, scusate. Se non lo facevo io ‘0 facevano quelli della seconda linea”.

 Davvero una grande  capacità di raccontare.

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il primo incarico

maggio 17, 2011 at 22:29 (film)

2010, giorgia cecere

nena è una giovane donna che prova a rifiutare i pregiudizi e le ipocrisie degli anni cinquanta, in un villaggio sperduto della puglia (quanti pregiudizi e quante ipocrisie sono ancora presenti oggi, nel nostro presente…)

La storia, forse, non dà conto di tutti i passi di nena nel suo percorso – la ribellione, la ricerca, la delusione, la riflessione – forse si averte qualche contraddizione, ma non è questo che conta. La bellezza di questo film, i motivi per cui bisogna vederlo sono altri e sono tanti.

Uno è isabella ragonese: bravissima! Un altro sono i ragazzini della scuola del villaggio di trulli e  gli attori non professionisti. E poi, il modo semplice, sobrio  e delicato di raccontare la storia. E non si possono tacere i luoghi in cui il film è girato, con la loro bellezza aspra e antica.

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il campione

maggio 8, 2011 at 01:37 (libri)

1962, david storey

i paesaggi industriali dell’inghilterra del nord, con le fabbriche immerse nel fumo e nella nebbia, le miniere e le periferie desolate sono lo sfondo di questo romanzo di sport e di vita.  Una vita, quella del protagonista, arthur machin, trascinata con un senso di sdoppiamento, di schizofrenia e illustrato perfettamente da machin stesso quando spiega che cosa prova quando gioca a rugby:

“Vedevo questa mia superiorità fisica riflessa negli occhi degli avversari che stavo per attaccare o placcare.  Osservavo il loro sguardo con distacco, come se non stessi davvero partecipando al gioco, e correvo loro incontro travolgendoli con la stessa fredda soddisfazione”. 

Distacco, non partecipazione, freddezza: arthur machin,  giocatore di rugby, è così anche nei rapporti affettivi: i genitori, gli amici, la signora hammond. Non c’è via d’uscita nell’inghilterra del nord degli anni sessanta. I minatori di david storey giocano a rugby con rabbia e  rassegnazione, non sono i minatori che negli anni novanta  vanno fino alla royal albert hall per tenere alto l’onore della loro banda musicale  – grazie signora tatcher – e non sono nemmeno i disoccupati di the full monty  che rivendicano la loro dignità inventandosi l’attività di spogliarellisti. 

E in questo contesto di degrado sociale, l’autore cala i suoi personaggi e il modo in cui li crea e li fa muovere descrive accuratamente la morale di quegli anni: ipocrisie, falsi pudori, sensi di colpa .

un articolo di repubblica racconta la storia di questo romanzo, la sua versione cinematografica a cura di lindsay anderson, un altro degli artisti inglesi “arrabbiati” e la sua attuale riedizione.

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