la mia famiglia va in germania – almanya –

gennaio 5, 2012 at 14:11 (film)

Un film davvero bello; ogni scena, ogni battuta si prendono gioco, con ironia, della cultura, delle abitudini, dei modi di fare sia tedeschi, sia turchi, sempre in modo rispettoso – l’ironia, quando esercitata con intelligenza, non offende mai – e senza nascondere il dolore e i problemi del distacco dalle proprie radici e le difficoltà a integrarsi in un mondo dove tutto è diverso, come dicono i fratellini turchi appena sbarcati in germania (immigrazione negli anni sessanta).
Il conflitto tra le origini e la situazione attuale – terza generazione – viene esemplificato dal bimbo nato in germania – papà turco, mamma tedesca – nel suo problema di scegliere in quale squadra di calcio giocare. E anche con un problema più serio: collocare una bandierina sulla carta geografica per segnare il paese di suo nonno in anatolia.
Personaggi veri – non c’è una macchietta, un luogo comune, uno stereotipo – e alla fine del film una citazione di max frisch – scrittore e architetto svizzero – che, secondo wikipedia, l’avrebbe usata a proposito della grande emigrazione italiana in Svizzera: volevamo braccia, sono arrivati uomini.
Nel film: abbiamo chiamato lavoratori, sono arrivate persone.

la recensione di franco

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