benvenuto raggio di sole

maggio 10, 2012 at 23:03 (musica)

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rivisto habemus papam

maggio 6, 2012 at 01:00 (film)

la seconda volta è più divertente – si gustano di più le battute – e più coinvolgente – il volto e l’espressione smarrita di michel piccoli sono toccanti – della prima. E  la scena finale dentro il teatro ricorda l’ultimo metro di francois truffaut.

E davvero è singolare che benedetta tobagi, nell’articolo di repubblica del 19 febbraio 2012, perfetti immaturi i caratteri raccontati dal cinema di oggi,  scriva: ” In questa prospettiva, inquieta anche il tripudio con cui è  stato accolto il cardinale che rifiuta il trono papale di Nanni Moretti.” Perché non leggerlo, invece, come un uomo che ha il coraggio e la forza di manifestare la propria  debolezza/rifiuto per un potere che non vuole avere?  

 

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cesare deve morire

maggio 6, 2012 at 00:39 (film)

paolo e vittorio taviani, 2012

Il provino per scegliere i detenuti che metteranno in scena l’opera di shakespeare è una lezione di recitazione che dovrebbe far riflettere tanti che si professano impropriamente attori: i detenuti hanno una naturalezza straordinaria. E recitano, ognuno nel proprio dialetto, con cadenze napoletane e romane: una scelta che dà forza a ogni parola e gesto. Nel 1999, diretto da  mario martone, carlo cecchi interpretò il becchino nell’amleto,  parlando in dialetto napoletano: una scelta fredda e intellettuale perché non era spiegabile. Qui il dialetto  ha una sua profonda ragione di essere:  i detenuti  interpretano cesare, bruto, cassio senza rinunciare alla loro natura, alla loro condizione; senza togliersi di dosso il loro passato di errori, anche gravissimi, e il  loro presente  di espiazione nel carcere. Le parole di shakespeare sono, continuamente, riportate alla realtà – il caos della roma di cesare  è  paragonato a napoli – , ma sono anche interrotte dalle considerazioni fuori copione dei detenuti, mescolando finzione e realtà. 

Sono molte le esperienze di teatro in carcere, la compagnia della fortezza di volterra è forse la più famosa. C’è anche un bel  film del 2011 di peter cattaneo – lucky break – che racconta le vicende di un gruppo di detenuti che esce dal carcere per mettere in scena un lavoro. Ma la potenza di questo film dei fratelli taviani è più vicina, anche se l’opera è completamente diversa, al marat/sade di peter weiss; nella sua opera teatrale del 1964, il regista immagina che siano i malati rinchiusi nel manicomio di charenton a rappresentare  l’uccisione di marat – ancora un tiranno – da parte di carlotta corday; e immagina che sia il marchese de sade a dirigere gli attori malati di mente.

Un film straordinario!

 

su imdb le foto e i nomi degli attori

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onion ha visto “cesare deve morire”

maggio 5, 2012 at 23:07 (film)

paolo e vittorio taviani, 2012

“”Girato all’interno del carcere di Rebibbia, come attori alcuni detenuti anche di reati gravi, il film racconta la messa in scena del Giulio Cesare di Shakespeare: un work in motion, sulla realizzazione, sulle prove, sulla selezione degli attori. Girato nelle sue fasi principali in un BN asciutto, una fotografia con luce netta, emoziona nelle immagini, nei luoghi dove viene girato, nelle parole . Che in alcuni casi assumono significati oltre quelli per le quali sono già celebri. Pensiamo all’orazione funebre di Antonio, tenuta nel cortile del carcere, con il “Popolo di Roma” (detenuti) aggrappato alle sbarre delle celle, che partecipa e urla il suo dolore per la morte di Cesare: dove il celebre “… e Bruto è un uomo d’onore” assume un particolare significato ben compreso da tutti. La universalità del messaggio dell’autore è presente: la tragedia di Shakespeare parla di omicidio, ambizione, tradimento, onore , lealtà, vendetta, messaggi che all’interno di un luogo di detenzione sono chiari a tutti. Il film è scandito anche dai ritmi della detenzione, ogni sera il ritorno in cella, con i tempi lenti dei secondini, che riportano alla realtà quotidiana gli attori, che in una geniale intuizione, recitano ognuno nel proprio dialetto. Sorprendente la somiglianza dell’attore, romano de Roma, che interpreta  Giulio Cesare. Due frasi su tutte da citare : la prima a rappresentare la universalità del messaggio del poeta “Quanti secoli a venire vedranno rappresentata da attori questa nostra grandiosa scena, in regni non ancora nati in linguaggi non ancora inventati” ; la seconda “Da quando ho conosciuto l’arte questa cella è diventata una prigione” detta da uno degli attori/detenuti, angoscia oltre ogni limite la consapevolezza della costrizione mentale, oltre che fisica. In breve, un piccolo gioiello, un capolavoro, una speranza per il cinema.””

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la città & la città

maggio 1, 2012 at 19:53 (libri)

china miéville, 2009

Questo romanzo vanta una lunga lista di premi, tra cui world fantasy award e  arthur c. clarke award.  Assolutamente meritati! miéville costruisce una storia fantastica in cui si respirano, rielaborate in modo originale,  le atmosfere di  1984, farenheit 451, matrix.

Non soltanto. Le  atmosfere di orwell, bradbury e i fratelli wachowski non fanno da sfondo a una vicenda di fantascienza, ma caratterizzano il nostro tempo: il controllo dei poteri sui cittadini, le immigrazioni, le diversità, la convivenza, l’identità.

E questo romanzo è talmente avvincente da non essere minimamente scalfito dalla orribile traduzione e dalla assoluta mancanza di intervento sulle bozze.

è un libro da leggere in lingua originale – non soltanto per colpa della traduzione –  ma anche perché tradurre in modo appropriato certe parole snatura il loro significato e le immagini che evocano: le strade sono crosshatched, i cittadini devono reciprocamente unsee gli uni gli altri ,   due luoghi che coincidono in entrambe le città sono grosstopically e the breach è il supremo potere che vigila su coloro che commettono breaching.

“Ci sono dei volontari?”

“Offrirsi volontario è una prima e significativa indicazione che non si è adatti” disse lui.

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uto ughi, paganini

maggio 1, 2012 at 18:51 (musica)

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“el amor brujo” (danza ritual del fuego) emanuel de falla

maggio 1, 2012 at 18:42 (musica)

Tratto dal balletto che racconta la leggenda di candela,  una gitana abbandonata dal suo uomo. Lei si rivolge a una strega  per un filtro d’amore,  ma non trovandola si finge  strega lei stessa  e riconquista l’amore dell’uomo, facendo leva sul suo terrore per il sortilegio e la maledizione.

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fronte del porto

maggio 1, 2012 at 18:28 (film)

1954, elia kazan

elia kazan gira questo film sul lavoro, i sindacati americani, la corruzione e il desiderio del riscatto appena  DUE  anni dopo aver denunciato di “comunismo”  attori e registi davanti alla commissione contro le attività anti-americane. 

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