cesare deve morire

maggio 6, 2012 at 00:39 (film)

paolo e vittorio taviani, 2012

Il provino per scegliere i detenuti che metteranno in scena l’opera di shakespeare è una lezione di recitazione che dovrebbe far riflettere tanti che si professano impropriamente attori: i detenuti hanno una naturalezza straordinaria. E recitano, ognuno nel proprio dialetto, con cadenze napoletane e romane: una scelta che dà forza a ogni parola e gesto. Nel 1999, diretto da  mario martone, carlo cecchi interpretò il becchino nell’amleto,  parlando in dialetto napoletano: una scelta fredda e intellettuale perché non era spiegabile. Qui il dialetto  ha una sua profonda ragione di essere:  i detenuti  interpretano cesare, bruto, cassio senza rinunciare alla loro natura, alla loro condizione; senza togliersi di dosso il loro passato di errori, anche gravissimi, e il  loro presente  di espiazione nel carcere. Le parole di shakespeare sono, continuamente, riportate alla realtà – il caos della roma di cesare  è  paragonato a napoli – , ma sono anche interrotte dalle considerazioni fuori copione dei detenuti, mescolando finzione e realtà. 

Sono molte le esperienze di teatro in carcere, la compagnia della fortezza di volterra è forse la più famosa. C’è anche un bel  film del 2011 di peter cattaneo – lucky break – che racconta le vicende di un gruppo di detenuti che esce dal carcere per mettere in scena un lavoro. Ma la potenza di questo film dei fratelli taviani è più vicina, anche se l’opera è completamente diversa, al marat/sade di peter weiss; nella sua opera teatrale del 1964, il regista immagina che siano i malati rinchiusi nel manicomio di charenton a rappresentare  l’uccisione di marat – ancora un tiranno – da parte di carlotta corday; e immagina che sia il marchese de sade a dirigere gli attori malati di mente.

Un film straordinario!

 

su imdb le foto e i nomi degli attori

2 commenti

  1. Boris Limpopo said,

    Sí, però non si sta in carcere per “espiazione”. Si sta in carcere perché si è stati condannati a una pena detentiva: tramite la magistratura la società si difende da un pericolo. “Espiare” secondo me è e deve restare una scelta personale.

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    • merlocanterino said,

      certo, ma ho usato espiazione proprio perché mi stavo riferendo a un ambito personale, così come ho usato “errori” del passato e non reati; stavo sottolineando la dimensione umana della situazione e il fatto che la recitazione dava loro modo di mescolare finzione e realtà.

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