perdido street station

luglio 29, 2012 at 19:06 (libri)

china miéville, 2011

“Fai pure il dilettante, il superficiale, l’imbroglione…Basta che mi restituisci al cielo, Grimnebulin.” Yagharek si chinò a raccogliere il suo orribile travestimento di legno. Se lo legò addosso con le cinghie, senza apparente vergogna, nonostante l’umiliazione del gesto. Isaac lo osservò drappeggiarsi l’immenso mantello e scendere lentamente le scale.”

Yagharek è un garuda, un uomo uccello che arriva nella città di new crobuzon in cerca di  isaac grimnebulin, uno scienziato forse capace di restituirgli le ali; il garuda ha commesso un orribile reato e la giustizia del luogo in cui viveva lo ha condannato a non sollevarsi mai più da terra. Il suo reato, gravissimo, si scoprirà soltanto alla fine del romanzo, dopo quattrocento pagine e dopo una serie di incontri e vicende drammatiche. Ma non è un romanzo su colpe o pentimenti; china miéville, autore anche di La città e la città, racconta lo struggimento, la disperazione di chi ha perduto la propria vita e la propria dignità; la punizione inflitta a yagharek, per il suo reato, umilia profondamente la sua natura, prima che punire la colpa che ha commesso: non poter mai più alzarsi, ogni volta che lo desideri, fino al cielo. L’arrivo del garuda a new crobuzon, la città immaginaria in cui convivono magia e tecnologia, dà il via a un romanzo singolare, che si snoda tra scienziati ai limiti della “normale” attività scientifica, tra ribelli oppressi da un potere assoluto, animali mostruosi, esseri umani innestati con animali, piante viventi. Il mondo che il garuda attraversa è multirazziale, oppresso da un potere violento, intollerante; è una società in cui le diverse creature convivono fra mille difficoltà; l’ambiente che li ospita è ostile, degradato, i vicoli e i canali della città emanano fetore e miasmi. Eppure, nonostante i dettagli più disgustosi di new crobuzon – quasi un test per sfidare il lettore ad abbandonare il libro fin dalla prima pagina – il romanzo suscita sentimenti di (com)passione per la sofferenza di tanti suoi personaggi; yagharek, arrivando in città, descrive quello che vedono i suoi occhi: “La sua luce prorompe contro la zona circostante, ferendo le colline di roccia con livide chiazze di sangue. Le luride torri splendono. Sono avvilito. Sono costretto a venerare questa straordinaria presenza creata dal limo alla congiunzione di due fiumi. È un’immensa inquinatrice, è fetore, è risuonare di clacson. Grassi camini vomitano sozzura nel cielo, perfino in questo momento, in piena notte. […] strade senza uscita, fogne che crivellano il terreno come sepolcri profani, un nuovo passaggio di cumuli di rifiuti […]”. Eppure quello che comunicano le pagine di Perdido street station è il dolore; il dolore in tutte le sue manifestazioni, chi lo subisce e chi lo provoca, come le orribili falene estinguitrici quando volano, feroci, sopra la città.  Questo mondo immaginario è abitato da creature fantastiche, personaggi scaturiti dalla visionarietà di china miéville: il tessitore, un essere multidimensionale, un ragno gigante che vive nei sotterranei della città e si preoccupa di mantenere intatta la bellezza della rete dell’universo. Il consiglio dei congegni, una potente intelligenza artificiale sviluppatasi in una discarica di rifiuti e costruita con tutta la spazzatura lì conferita. Le orribili e terrorizzanti falene, gli attacchi delle quali sono narrati con un tono epico, drammatico. E un piccolo essere fantastico, teafortwo, un dragomo volante, impegnato in piccole commissioni, come quella di prelevare libri dalla biblioteca e portarli allo scienziato grimnebulin.

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