adieu au langage

maggio 31, 2014 at 15:07 (film)

immgod

2014, jean-luc godard
jean-luc godard – nouvelle vague, insieme a truffaut, chabrol, rohmer e poi resnais, ha innovato, nel corso di tutta la sua attività, il linguaggio cinematografico.
Negli anni cinquaqnta scrive sui “cahiers du cinéma”, la rivista che permetterà a truffaut di “riabilitare” i gialli di hitchcock e di collocarlo al giusto posto, tra i grandi registi. Negli stessi anni truffaut dirige I quattrocento colpi e resnais hiroshima mon amour e godard è impegnato a distruggere le regole della narrazione cinematografica: la realtà occupa prepotentemente lo schermo e la libertà espressiva è la bandiera per innovare tecniche e linguaggio. Esempio di questa “rivolta” è fino all’ultimo respiro: godard costruisce il film giorno per giorno, senza un disegno precostituito, con i due protagonisti, jean-paul belmondo e jean seberg, che sono filmati da una macchina da presa nascosta in una bicicletta. I due attori, inoltre, guardano verso lo spettatore, a ricordargli che “stanno solo facendo del cinema”, come dice de niro ne gli ultimi fuochi, il film che elia kazan ha tratto, nel 1976, dal romanzo di francis scott fitzgerald.
Godard riscrive anche il montaggio e lo libera, svincolandolo dall’esigenza di dare continuità alle inquadrature. Oggi, 2014, godard ha inviato a cannes adieu au langage, un breve film in 3D, in cui immagini, citazioni, frammenti di musica si intrecciano delineando una storia che si rivela soltanto un pretesto per sperimentare, ancora una volta, un linguaggio nuovo.

Il trailer del film, anche se i pochi minuti non bastano a darne un giudizio adeguato, mostra la stessa libertà presente in tutto il lavoro di godard e testimonia la sua continua e incessante ricerca di modi espressivi inediti.

Nel trailer si può sentire un brano de la caccia alle streghe (la violenza) di alfredo bandelli

Permalink Lascia un commento

maps to the stars

maggio 25, 2014 at 19:09 (film)

imm

david cronenberg, 2014

una storia può sviluppare molteplici spunti, ma un film con tante storie e tanti spunti si tiene insieme soltanto in modo forzato; cronenberg ha proposto il suo nuovo lavoro horror, inzeppando il film di ambizione horribile – artisti, terapeuti poco ortodossi – e turbe psico criminali generate da un dramma familiare, tenuto accuratamente nascosto, ma il risultato è inutilmente angoscioso. Quanto è lontano l’horror che prende allo stomaco di videodrome (1983)   con james wood!

MV5BMTQyODQ0OTY4M15BMl5BanBnXkFtZTcwMTk2ODYyMQ@@__V1_SY317_CR8,0,214,317_AL_ 280px-Videodrome-1983-Cronenberg

Permalink Lascia un commento

hiroshima mon amour

maggio 5, 2014 at 23:38 (film)

alain resnais, 1959, su un testo di marguerite duras

Permalink Lascia un commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: