la loi du marché

novembre 4, 2015 at 23:02 (film)

MV5BMjM3MTYzOTA4Ml5BMl5BanBnXkFtZTgwNDY5Nzc2NTE@._V1_SY317_CR12,0,214,317_AL_ stéphane brizé, 2015

La fabbrica in cui lavorava chiude, lui cerca lavoro, scopre gli inganni dei corsi di formazione, fa un colloquio via skype, mentre la sua vita va avanti, impara a ballare con la moglie, si occupa del figlio, cerca di vendere la mobilhome inglese per mettere da parte qualche soldo; poi, finalmente trova lavoro , dopo essersi lasciato “analizzare” in una specie di gruppo di autocoscienza sulla comunicazione personale – la postura, l’espressione, il tono della voce, l’abbigliamento – e nel supermercato,  davanti alle umiliazioni che vede infliggere a clienti e dipendenti, scopre che non si può accettare qualunque prezzo pur di lavorare.  Un film molto bello, con un protagonista straordinario che, insieme ad attori non professionisti, racconta, senza retorica, la realtà dura del mercato del lavoro.

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all the king’s men

giugno 28, 2015 at 22:45 (film)

 

 

grandi attori per un film particolare, dai colori cupi e grigi, coinvolgente come il romanzo da cui è tratto220px-All_the_kings_men

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mia madre

maggio 2, 2015 at 17:24 (film)

nanni moretti, 2015

 

 

465231  Certi sentimenti sono uguali per tutti, diverso è il modo di viverli e nanni moretti riesce a raccontare i suoi in modo così discreto ed essenziale che non si fa fatica a riconoscersi in quel dolore, a identificarsi in quello stato d’animo. Non c’è alcuna retorica, non c’è furbizia, nanni moretti non gioca con il dolore. C’è soltanto la verità dei sentimenti che si provano in questi momenti:  impotenza,  frustrazione,  sensi di colpa. Un film bellissimo, in cui all’intimità del dolore si contrappone la performance – imperdibile –  del grande john turturro; non è il ballo di john travolta e uma thurman in pulp fiction, ma è imperdibile.

E una scena fa pensare agli angeli di wim wenders nel cielo sopra berlino

Dalla colonna sonora, leonard cohen e jarvis cocker

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adieu au langage

maggio 31, 2014 at 15:07 (film)

immgod

2014, jean-luc godard
jean-luc godard – nouvelle vague, insieme a truffaut, chabrol, rohmer e poi resnais, ha innovato, nel corso di tutta la sua attività, il linguaggio cinematografico.
Negli anni cinquaqnta scrive sui “cahiers du cinéma”, la rivista che permetterà a truffaut di “riabilitare” i gialli di hitchcock e di collocarlo al giusto posto, tra i grandi registi. Negli stessi anni truffaut dirige I quattrocento colpi e resnais hiroshima mon amour e godard è impegnato a distruggere le regole della narrazione cinematografica: la realtà occupa prepotentemente lo schermo e la libertà espressiva è la bandiera per innovare tecniche e linguaggio. Esempio di questa “rivolta” è fino all’ultimo respiro: godard costruisce il film giorno per giorno, senza un disegno precostituito, con i due protagonisti, jean-paul belmondo e jean seberg, che sono filmati da una macchina da presa nascosta in una bicicletta. I due attori, inoltre, guardano verso lo spettatore, a ricordargli che “stanno solo facendo del cinema”, come dice de niro ne gli ultimi fuochi, il film che elia kazan ha tratto, nel 1976, dal romanzo di francis scott fitzgerald.
Godard riscrive anche il montaggio e lo libera, svincolandolo dall’esigenza di dare continuità alle inquadrature. Oggi, 2014, godard ha inviato a cannes adieu au langage, un breve film in 3D, in cui immagini, citazioni, frammenti di musica si intrecciano delineando una storia che si rivela soltanto un pretesto per sperimentare, ancora una volta, un linguaggio nuovo.

Il trailer del film, anche se i pochi minuti non bastano a darne un giudizio adeguato, mostra la stessa libertà presente in tutto il lavoro di godard e testimonia la sua continua e incessante ricerca di modi espressivi inediti.

Nel trailer si può sentire un brano de la caccia alle streghe (la violenza) di alfredo bandelli

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maps to the stars

maggio 25, 2014 at 19:09 (film)

imm

david cronenberg, 2014

una storia può sviluppare molteplici spunti, ma un film con tante storie e tanti spunti si tiene insieme soltanto in modo forzato; cronenberg ha proposto il suo nuovo lavoro horror, inzeppando il film di ambizione horribile – artisti, terapeuti poco ortodossi – e turbe psico criminali generate da un dramma familiare, tenuto accuratamente nascosto, ma il risultato è inutilmente angoscioso. Quanto è lontano l’horror che prende allo stomaco di videodrome (1983)   con james wood!

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hiroshima mon amour

maggio 5, 2014 at 23:38 (film)

alain resnais, 1959, su un testo di marguerite duras

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so ends our night

aprile 27, 2014 at 21:35 (film)

 

cosi_finisce_la_nostra_notte_posterun film americano contro il nazismo con un giovanissimo glenn ford, con un’espressione così ingenua da sembrare impossibile che fosse lo stesso glenn ford che recita con rita hayworth in “gilda”.

Il film è tratto da un’opera di erich maria remarque: le vicende tragiche di due ebrei e un capitano tedesco antinazista che cercano di fuggire dalla germania.

Il regista, john cromwell, è nella lista nera di mc carthy e nel 1947 dirige “solo chi cade può risorgere” con humphrey bogart.

Il romanzo di erich maria remarque – autore anche di “niente di nuovo sul fronte occidentale” è ambientato nelle trincee e sui campi di battaglia occidentali nei quali si è combattuta la prima guerra mondiale.

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matrix e doctor who

marzo 30, 2014 at 22:54 (film)

doctor who, il serial iniziato negli anno 60 e andato avanti fino al 1989 ha per protagonista un alieno che viaggia nel tempo e nello spazio e la  sua  base è una cabina di emergenza della polizia di londra

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Matrix, 1999, usa le cabine telefoniche  per far passare neo da una dimensione a un’altra

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la grande bellezza

marzo 8, 2014 at 22:54 (film)

un merlo canterino

paolo sorrentino, 2013

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La grande bellezza è quella di roma:  sontuosa,  elegante, distaccata,  rappresentata come soltanto un grande regista, quale è sorrentino, può e sa fare; nessun cedimento o indulgenza  verso i luoghi comuni  di cui fanno grande abuso, invece,  quasi tutti i registi che si occupano di roma.  Anche woody allen, capace di rappresentare manhattan in modo magico, non è riuscito a sottrarsi alle banalità più trite su roma (to rome with love).

E, comunque, parlando di roma, bisogna ricordare l’emozione che nanni moretti  – caro diariohabemus papam – e  ozpeteck – la  finestra di fronte – hanno regalato al cinema.

Alla grande bellezza di roma sorrentino contrappone la grande bruttezza e la meschinità  dei suoi personaggi,  uomini e donne che si muovono tra feste in discoteca e cene su terrazze con vista colosseo.

Sorrentino riesce a rendere  benissimo il contrasto tra  lo squallore, la volgarità dei suoi personaggi e la  dignità…

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12 anni schiavo

marzo 8, 2014 at 22:50 (film)

2013, steve Mcqueen

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La schiavitù è un orrore incomprensibile e non basteranno né film né libri a rendere l’idea di quello che hanno sofferto gli uomini e le donne che l’hanno subita. Soprattutto non basterà un film come 12 anni schiavo, in cui lo spettacolo ha il sopravvento sulla storia e in cui il regista sembra pensare che più violenza riesce a buttare sullo schermo, più il film è efficace. Eppure il regista ha lavorato su una storia vera, l’autobiografia di solomon northup, pubblicata nel 1853.  Forse sarebbe bastato semplicemente raccontarla. Anche perché, quando si sa che il film  è tratto da una storia vera, non c’è niente di più irritante che vedere il film indugiare su particolari e dettagli scarsamente credibili (il ballo in casa, l’offerta dei dolci… )   e scene che, come scrive wikipedia sono state inventate dalla sceneggiatura proprio per fare spettacolo.

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