le pietre d’inciampo al pigneto

novembre 18, 2013 at 22:38 (storia)

wikipedia

Le pietre d’inciampo (ted. Stolpersteine) sono una iniziativa dell’artista tedesco gunter demnig in memoria di cittadini deportati  nei campi di sterminio nazisti, aperta in diversi paesi europei, a partire dal 1995.

Materialmente, la memoria consiste in una piccola targa d’ottone della dimensione di un sampietrino (10 x 10 cm.), posta davanti alla porta della casa in cui abitò il deportato, sulla quale sono incisi il nome della persona deportata, l’anno di nascita, la data e il luogo di deportazione e la data di morte, se conosciuta, per ricordare chi si voleva ridurre soltanto a un numero. Un inciampo non fisico, dunque, ma visivo e mentale, per far fermare a riflettere chi vi passa vicino.

su Wikipedia il resto

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Queste le tappe al Pigneto del progetto Stolperstein

  1. La casa di Antonio Atzori a via Ascoli Piceno, 18
  2. La casa di Angelo Galafati a via Fortebraccio, 25
  3. La casa di Ferdinando Persiani a via Ettore Giovenale, 35
  4. La casa di Fernando Nuccitelli a via Romanello da Forlì, 34
  5. Il luogo in cui lavorò Tigrino Sabatini, la fabbrica della SNIA Viscosa. La fabbrica è stata  dismessa negli anni Cinquanta e la targa-ricordo è nell´area che è stata trasformata in parco,    il Parco delle Energie, a via Prenestina, 175

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radio magallanes

febbraio 19, 2010 at 15:35 (storia)

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giulio cesare – l’uomo, le imprese, il mito

novembre 16, 2008 at 14:46 (storia)

roma, chiostro del bramante
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quando si studia la storia a scuola non si colgono – non voglio parlare delle ragioni e delle responsabilità che sono molte e complesse – le implicazioni e i nessi con la realtà dei nostri giorni. Questa mostra su giulio cesare fa pensare: come si fa a non fare confronti tra il passato e il presente su alcune questioni?  Un primo confronto – cittadinanza, immigrati, integrazione – a proposito della lex julia sulla cittadinanza agli “stranieri”, promulgata da giulio cesare.

da it.encarta.msn.com: ottenuto il nome romano attraverso alcune leggi (lex Iulia e lex Plautia-Papiria), gli italici entrarono definitivamente nella compagine statale romana, uniformandosi anche sotto il profilo culturale ai modelli della capitale; non lievi furono però gli influssi che la cultura romana ebbe dall’apporto delle loro tradizioni e dai modelli della loro ricchissima produzione artistica. Il contrasto culminò infine nella guerra sociale (90-88 a.c.), nata dalla richiesta degli italici di ottenere la cittadinanza romana, allo scopo di poter  godere dei diritti economici e politici concessi ai cittadini della  respublica. È questo un momento particolarmente importante anche da un punto di vista ideologico, poiché la lega antiromana batté moneta, raffigurando sul verso delle proprie coniazioni il giuramento di alleanza avvenuto sgozzando un porcellino e sul recto una testa di donna coronata d’alloro con la legenda Italia: questo termine, dunque, perdeva per i congiurati la prevalente e vaga accezione geografica per assumerne una etnico-politica.

Un secondo confronto è a proposito del rispetto dell’avversario e il riconoscimento del ruolo storico che ogni popolazione svolge. Napoleone III, ricordando la sconfitta di vercingetorige, dopo aver reso omaggio allo sconfitto che si è battuto valorosamente, ricorda che tra le radici del popolo francese ci sono i romani, guidati da giulio cesare.

da it.encarta.msn.com: vercingetorige (? – 46 a.C.), capo degli arverni, tribù della gallia. Nel 52 a.c. guidò il suo popolo e le altre tribù galliche in una rivolta contro la dominazione romana. Sebbene vercingetorige avesse riportato alcuni successi nelle prime campagne contro i romani, in seguito venne sconfitto e fatto prigioniero da cesare ad alesia. 

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