wild horses, rolling stones

giugno 18, 2014 at 23:09 (musica)

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adieu au langage

maggio 31, 2014 at 15:07 (film)

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2014, jean-luc godard
jean-luc godard – nouvelle vague, insieme a truffaut, chabrol, rohmer e poi resnais, ha innovato, nel corso di tutta la sua attività, il linguaggio cinematografico.
Negli anni cinquaqnta scrive sui “cahiers du cinéma”, la rivista che permetterà a truffaut di “riabilitare” i gialli di hitchcock e di collocarlo al giusto posto, tra i grandi registi. Negli stessi anni truffaut dirige I quattrocento colpi e resnais hiroshima mon amour e godard è impegnato a distruggere le regole della narrazione cinematografica: la realtà occupa prepotentemente lo schermo e la libertà espressiva è la bandiera per innovare tecniche e linguaggio. Esempio di questa “rivolta” è fino all’ultimo respiro: godard costruisce il film giorno per giorno, senza un disegno precostituito, con i due protagonisti, jean-paul belmondo e jean seberg, che sono filmati da una macchina da presa nascosta in una bicicletta. I due attori, inoltre, guardano verso lo spettatore, a ricordargli che “stanno solo facendo del cinema”, come dice de niro ne gli ultimi fuochi, il film che elia kazan ha tratto, nel 1976, dal romanzo di francis scott fitzgerald.
Godard riscrive anche il montaggio e lo libera, svincolandolo dall’esigenza di dare continuità alle inquadrature. Oggi, 2014, godard ha inviato a cannes adieu au langage, un breve film in 3D, in cui immagini, citazioni, frammenti di musica si intrecciano delineando una storia che si rivela soltanto un pretesto per sperimentare, ancora una volta, un linguaggio nuovo.

Il trailer del film, anche se i pochi minuti non bastano a darne un giudizio adeguato, mostra la stessa libertà presente in tutto il lavoro di godard e testimonia la sua continua e incessante ricerca di modi espressivi inediti.

Nel trailer si può sentire un brano de la caccia alle streghe (la violenza) di alfredo bandelli

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maps to the stars

maggio 25, 2014 at 19:09 (film)

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david cronenberg, 2014

una storia può sviluppare molteplici spunti, ma un film con tante storie e tanti spunti si tiene insieme soltanto in modo forzato; cronenberg ha proposto il suo nuovo lavoro horror, inzeppando il film di ambizione horribile – artisti, terapeuti poco ortodossi – e turbe psico criminali generate da un dramma familiare, tenuto accuratamente nascosto, ma il risultato è inutilmente angoscioso. Quanto è lontano l’horror che prende allo stomaco di videodrome (1983)   con james wood!

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hiroshima mon amour

maggio 5, 2014 at 23:38 (film)

alain resnais, 1959, su un testo di marguerite duras

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so ends our night

aprile 27, 2014 at 21:35 (film)

 

cosi_finisce_la_nostra_notte_posterun film americano contro il nazismo con un giovanissimo glenn ford, con un’espressione così ingenua da sembrare impossibile che fosse lo stesso glenn ford che recita con rita hayworth in “gilda”.

Il film è tratto da un’opera di erich maria remarque: le vicende tragiche di due ebrei e un capitano tedesco antinazista che cercano di fuggire dalla germania.

Il regista, john cromwell, è nella lista nera di mc carthy e nel 1947 dirige “solo chi cade può risorgere” con humphrey bogart.

Il romanzo di erich maria remarque – autore anche di “niente di nuovo sul fronte occidentale” è ambientato nelle trincee e sui campi di battaglia occidentali nei quali si è combattuta la prima guerra mondiale.

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shaun the sheep

aprile 19, 2014 at 21:51 (fumetto)

https://www.youtube.com/watch?v=hrieR2oSePg

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matrix e doctor who

marzo 30, 2014 at 22:54 (film)

doctor who, il serial iniziato negli anno 60 e andato avanti fino al 1989 ha per protagonista un alieno che viaggia nel tempo e nello spazio e la  sua  base è una cabina di emergenza della polizia di londra

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Matrix, 1999, usa le cabine telefoniche  per far passare neo da una dimensione a un’altra

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la grande bellezza

marzo 8, 2014 at 22:54 (film)

un merlo canterino

paolo sorrentino, 2013

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La grande bellezza è quella di roma:  sontuosa,  elegante, distaccata,  rappresentata come soltanto un grande regista, quale è sorrentino, può e sa fare; nessun cedimento o indulgenza  verso i luoghi comuni  di cui fanno grande abuso, invece,  quasi tutti i registi che si occupano di roma.  Anche woody allen, capace di rappresentare manhattan in modo magico, non è riuscito a sottrarsi alle banalità più trite su roma (to rome with love).

E, comunque, parlando di roma, bisogna ricordare l’emozione che nanni moretti  – caro diariohabemus papam – e  ozpeteck – la  finestra di fronte – hanno regalato al cinema.

Alla grande bellezza di roma sorrentino contrappone la grande bruttezza e la meschinità  dei suoi personaggi,  uomini e donne che si muovono tra feste in discoteca e cene su terrazze con vista colosseo.

Sorrentino riesce a rendere  benissimo il contrasto tra  lo squallore, la volgarità dei suoi personaggi e la  dignità…

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12 anni schiavo

marzo 8, 2014 at 22:50 (film)

2013, steve Mcqueen

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La schiavitù è un orrore incomprensibile e non basteranno né film né libri a rendere l’idea di quello che hanno sofferto gli uomini e le donne che l’hanno subita. Soprattutto non basterà un film come 12 anni schiavo, in cui lo spettacolo ha il sopravvento sulla storia e in cui il regista sembra pensare che più violenza riesce a buttare sullo schermo, più il film è efficace. Eppure il regista ha lavorato su una storia vera, l’autobiografia di solomon northup, pubblicata nel 1853.  Forse sarebbe bastato semplicemente raccontarla. Anche perché, quando si sa che il film  è tratto da una storia vera, non c’è niente di più irritante che vedere il film indugiare su particolari e dettagli scarsamente credibili (il ballo in casa, l’offerta dei dolci… )   e scene che, come scrive wikipedia sono state inventate dalla sceneggiatura proprio per fare spettacolo.

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inside davis

febbraio 16, 2014 at 22:52 (film)

 

 

 

in questo  film dei fratelli coen  il viaggio da new york a chicago, di notte, sotto la neve ci riporta a fargo -1996 –  e alle atmosfere desolate delle pompe di benzina che costeggiano le lunghe statali. Invece i vicoli degradati del village ricordano il vicolo in cui un altro gatto famoso si era perso – gatto di colazione da tiffany – che si svolge negli stessi anni di inside davis – un altro, perchè in questo film il gatto del professore amico di davis offre una prova straordinaria di recitazione – con  il suo muso bellissimo, la sua folta pelliccia rossa,  guarda insieme a noi le fermate della metro di new york, una new york che ha i colori spenti e verdastri del degrado, con gli enormi bidoni della spazzatura e i fumi che escono dalla pavimentazione stradale .

Sono gli anni in cui la musica si ascolta nei locali alternativi del greenwich village:

If it was never new, and it never gets old, then it’s a folk song

Un film triste, in una new york triste, dove folk singer come dave van ronk, cui la storia si ispira, non trovano la loro strada.

la colonna sonora da imdb

e la bellissima canzone,  the death of queen jane,  che l’impresario musicale gela dicendo  “non si fanno soldi con questa robba”MV5BMjAxNjcyNDQxM15BMl5BanBnXkFtZTgwNzU2NDA0MDE@__V1_SX214_

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